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La
Festa di Santa Fermina, patrona
della città di Civitavecchia e
protettrice dei naviganti, si
celebra il 28 aprile. La scelta di
questa data da destinarsi ai
festeggiamenti sacri si deve
all’arrivo in città delle reliquie
della Santa il 27 aprile 1647 dalla
città di Amelia, dove sono ancora
custodite, e lo svolgimento della
relativa processione il giorno
seguente, il 28 Aprile. Di questo
evento si conserva oggi, presso
l’Archivio Storico di Civitavecchia,
l’atto notarile che descrive
l’arrivo delle reliquie della Santa
in città e che ci è testimone della
prima processione a Civitavecchia.
La tradizione narra che Fermina,
nata a Roma alla fine del III secolo
d.C., figlia del prefetto romano
Calpurnio, si convertì al
cristianesimo in tenera età. Fuggita
da Roma e dagli agi della casa
paterna nel periodo delle violente
persecuzioni contro i cristiani, si
imbarcò su una nave diretta verso
Centumcellae (l’odierna
Civitavecchia); durante la breve
navigazione si scatenò una violenta
tempesta che Fermina placò con la
sua preghiera. La nave giunse a
Centumcellae e i marinai, testimoni
del miracolo, la venerarono come la
protettrice dei
naviganti,
mentre la popolazione del piccolo
borgo portuale la proclamò sua
patrona.
Fermina, nel breve soggiorno nella
città tirrenica, trascorso in opere
di carità, preghiere e diffusione
del Vangelo, fece di una grotta non
lontana dal punto di approdo della
nave e che è tutt’oggi inglobata
nella Fortezza Giulia (Forte
Michelangelo) la sua umile casa.
Recatasi ad Amelia dopo il soggiorno
a Centumcellae, la giovane romana fu
perseguitata come cristiana
dall’imperatore Diocleziano e fu
martirizzata il 24 novembre 306.
I resti del suo corpo furono sepolti
ad Amelia, mentre Civitavecchia,
costruita sulle rovine di
Centumcellae, le dedicò nel 1647 una
cappella all’interno della chiesa di
Santa Maria, allora unica parrocchia
della città.
Nel 1642 venne fatta una
ricognizione sul corpo di Santa
Fermina, che era custodito nella
città di Amelia, dove era stata
sepolta segretamente e ritrovata
nell’870. Il Visconte Terenzio
Collemodi e il Camerlengo Francesco
Valvassore, dalla città pontificia,
fecero domanda alle autorità di
Amelia affinché alcune delle
reliquie della Santa fossero donate
alla comunità di Civitavecchia, dove
esisteva un culto rimasto
ininterrotto per secoli.
Una testimonianza di notevole
importanza circa questa tradizione
così radicata nella città tirrenica,
ci viene fornita dalle memorie di
viaggio pubblicate nel 1731 del
domenicano francese Padre Jean
Baptiste Labat, che dopo aver
trascorso dodici anni alle isole
Antille in qualità di missionario e
non solo, venne trasferito in
Italia, arrivando nel 1710 a
Civitavecchia.
Personaggio
eclettico dai mille interessi e
curiosità (era ingegnere e
architetto dei domenicani), giunse
nella città pontificia mandato dai
suoi superiori in risposta alla
richiesta dei suoi confratelli di
Civitavecchia di ingrandire la
facciata della loro chiesa,
quella di Santa Maria, (allora
l’unica parrocchia esistente in
città e luogo dove erano
conservate le reliquie della Santa
patrona donate dalla comunità di
Amelia nel 1647),
e di dare una migliore sistemazione
al loro convento annesso.
Padre Labat, nelle memorie dei suoi
viaggi, raccontò anche dei sei anni
trascorsi nella città pontificia,
annotando con cura e dovizia di
particolari gli aspetti più o meno
noti della vita quotidiana della
città tirrenica all’inizio del XVIII
secolo, facendoci pervenire notizie
di profondo e vasto interesse sul
patrimonio storico-culturale, sui
fatti, la gente, le tradizioni e le
curiosità di Civitavecchia che ci
forniscono un ritratto dal vivo
della città. In particolare dalla
traduzione integrale dell’opera del
domenicano francese sappiamo come si
svolse la festa di Santa Fermina nel
1712 a Civitavecchia.
Labat ci informa che allora, come
oggi, seppur in forma diversa, la
festa, che durava ben otto giorni,
non era limitata alle celebrazioni
che avvenivano nella cappella sita
nella chiesa matrice, ma coinvolgeva
tutta la città, con una fiera di
mercanti e, per ciò che più ci
interessa, il domenicano evidenzia
la presenza di una serie di
personaggi, tra i quali i Ciarlatani
e gli Astrologi che avevano la
funzione di animare la festa di
piazza.
La
festa era sostenuta economicamente,
oltre che dalla Chiesa, anche da una
”questua”, ovvero una raccolta di
fondi nella città stessa da parte
dei Magistrati.
Labat racconta dei Vespri cantati
sulla base di una bellissima musica
e della processione seguente, alla
quale prendevano parte tre Compagnie
di penitenti che sfilavano alla
testa del corteo con fiaccole di
cera bianca, seguiti dai padri
conventuali, i francescani.
La chiesa e l’altare di Santa
Fermina erano addobbati
rispettivamente con il damasco rosso
e con una ricca argenteria, la
statua era vestita a festa con le
stoffe più ricche e le reliquie
erano portate in processione, mentre
cannoni delle galere a mare,
anch’esse ornate delle loro bandiere
da guerra triangolari, sparavano a
salve in onore della santa, con le
fanfare delle trombe e degli oboi.
Con
il passare degli anni, la festa
sacra e quella profana sono sempre
state celebrate il 28 Aprile e da
una serie di documenti conservati
nell’archivio storico di
Civitavecchia sappiamo che oltre ai
festeggiamenti sacri e religiosi
erano organizzati anche quelli più
popolari come il teatro cittadino.
Il teatro civitavecchiese, prima con
il Minozzi poi con il Traiano, era
infatti considerato il principale
divertimento per richiamare ed
intrattenere i forestieri in
occasione della festa di Santa
Fermina, e proprio per
quest’occasione erano appositamente
aperti con spettacoli pubblici in
onore della Santa.
Dal secondo dopoguerra fino agli
anni settanta tutte le iniziative
folcloristiche legate alla festa in
onore della santa protettrice della
città, quali la lotta saracena, le
regate di barche a remi, la trave a
mare, il gettito delle anatre a
mare, l’albero della cuccagna e gli
spettacoli pirotecnici, erano
rimandate alla prima decade di
agosto e culminavano il 15 dello
stesso mese insieme ai pubblici
festeggiamenti in mare per celebrare
il giorno di Ferragosto.
Attualmente i civitavecchiesi, nel
giorno del 28 aprile, dedicato alla
celebrazione civico-religiosa e allo
spettacolo sacro della processione a
mare, rinnovano il tradizionale
omaggio di venerazione e amore a
Santa Fermina con solenni
manifestazioni che si concludono con
la processione caratterizzata dalla
presenza del corteo storico
organizzato dall’Associazione
Turistica Pro Loco di Civitavecchia
che rievoca l’arrivo e il passaggio
delle reliquie della Santa da Amelia
a Civitavecchia del 1647 attraverso
le vie del centro della città,
mentre sono del tutto scomparsi i
festeggiamenti più profani.
Le tradizionali celebrazioni sacre
che avvengono nel corso della
giornata, arricchite anche dal
gemellaggio con la città di Amelia,
si concludono con il corteo
storico-religioso delle due città al
quale si uniscono tutte le maggiori
associazioni cittadine, i
rappresentanti del clero e delle
istituzioni civiche.
Attraverso il corteo la statua della
Santa è portata a spalla dai marinai
fino al porto, dove è poi posta su
un rimorchiatore scortato da decine
di imbarcazioni, in un abbraccio
simbolico a Santa Fermina che compie
il giro del porto monumentale, per
poi essere riportata nella sede
della Chiesa cattedrale della città,
quella di San Francesco a Piazza
Vittorio Emanuele.
La festa continua poi nel centro
cittadino fino a notte inoltrata con
le feste di piazza e lo spettacolo
dei fuochi d’artificio finale.
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