Secondo
una tradizione piuttosto accreditata ed
in base a quanto è riportato nella
Storia di Civitavecchia di Mons.
Vincenzo Annovazzi, sembra che il
sodalizio sia stato
istituito nel 1274 dal frate francescano
Cardinale Bonaventura da Bagnoregio (al
secolo Giovanni Fidanza – Bagnoregio
1217/1218 – Lione 1274 – detto anche
Doctor Seraphicus) che, di passaggio
dalla nostra città per recarsi al
Concilio indetto da Papa Gregorio X che
si teneva a Lione, fu sollecitato da
alcuni fedeli a dar vita ad una
Confraternita simile a quella che lo
stesso frate aveva fondato in Roma nel
1263.
Anche se il valore ed il significato del
gesto del Santo non cambiano, per
precisione
storica bisogna dire che probabilmente
il frate passò da Civitavecchia,
proveniente
da Viterbo dove si era tenuto il
concilium generale dei Frati Minori, nel
1272 e che in tale occasione fondò il
pio sodalizio.
Qui si imbarcò alla volta della Francia
dove aveva studiato ed era stato
nominato
Maestro Reggente dell’Università della
Sorbona.
Il Santo fondatore morì all’una di notte
tra il 14 ed il 15 luglio 1274.
Riteniamo comunque che la nostra
Confraternita sia stata “l’ultima
creatura” di San Bonave ntura
e che ad essa riservi una particolare
protezione che le ha consentito di
arrivare ai giorni nostri superando
certamente tante difficoltà e vincendo
tante battaglie.
Alla fondazione la Confraternita era
chiamata “Compagnia dei Raccomandati
alla SS Vergine” perché si racconta che
Fra’ Bonaventura ebbe in sogno dalla
Vergine Maria l’ordine di costituire
l’associazione; successivamente fu
chiamata “la Bianca” a motivo del colore
del saio che i confratelli vestivano,
oppure della “Santa Croce” per il
distintivo, che consisteva in una croce
bianca (simbolo della purezza di Maria)
e rossa (per il sangue della Passione di
Cristo) in campo azzurro (per il cielo
al quale dobbiamo tendere). Solo durante
i moti di Roma (1354) la compagnia fu
chiamata del Gonfalone, nome che tuttora
conserva, perché, intervenendo tra i
rivoltosi per cercare di sedare gli
scontri, per farsi riconoscere e per non
essere travolti, oltre ad indossare il
saio bianco, i Confratelli, alzavano una
bandiera (gonfalone) con effigiati la
Santa Croce e la Vergine Maria.
Notizie più
precise e certe sulla Confraternita si
avranno qualche secolo dopo con la
raccolta dei documenti presso le
cancellerie delle Curie Vescovili di
Roma, Viterbo e Civitavecchia, nonché la
redazione dei verbali delle visite
pastorali dai quali si traggono elementi
e notizie che altrimenti sarebbero
andati perduti.
Gli scopi del sodalizio, fin dalla sua
nascita, sono la preghiera per la
santificazione dei suoi membri,
l’assistenza agli ammalati ed ai
carcerati e la beneficenza in genere.
L’assistenza agli ammalati venne svolta
presso il locale ospedale fino al 1638,
anno in cui il confrati del Gonfalone
vennero sostituiti dai Fatebenefratelli.
Successivamente dedicarono la loro opera
a favore dei carcerati.

Tanto fu meritoria l’opera della
Confraternita che i Papi concessero, nel
tempo, alcuni benefici ed il titolo di
Arciconfraternita oltre all’aggregazione
con il sodalizio di Roma (1612) del
quale condivise i benefici, come quello
assistere anche i carcerati rinchiusi
nelle segrete, ai quali portava aiuto
spirituale ed a volte anche quello
materiale; i Confratelli distribuivano
ai carcerati quei generi di
sostentamento che questuavano nella
città e nei paesi vicini. Ottennero
anche di poter liberare ogni anno un
condannato a morte.
Il Papa concedeva la grazia ad un
galeotto grazie all’intervento
dell’Arciconfraternita.
Il corteo per la liberazione avveniva
con grande solennità e partecipazione di
confratelli, sacerdoti, guardie e fedeli
e si concludeva nella Chiesa della
Stella, dove colui che aveva ricevuto la
grazia e che aveva partecipato alla
processione, con ai piedi scalzi legata
una catena spezzata e coperto da un saio
bianco il cui cappuccio gli copriva il
volto, in segreto veniva rivestito,
rifocillato e munito di un lasciapassare
e di alcune provviste, poteva così
ritornare alla sua famiglia.
Questa
attività dell’Arciconfraternita continuò
fino a quando l’amministrazione della
giustizia passò allo Stato italiano.
Il Gonfalone conservò comunque il
compito di assistere i bisognosi.
Un’altra attività che fin dall’origine
caratterizzò l’Arciconfraternita del
Gonfalone è quella relativa al culto
della Madonna delle Grazie che, nato dal
popolo fin dal XIV secolo, è giunto fino
a noi grazie all’impegno del sodalizio e
certamente alla protezione della
Vergine.
Tanto che per molti anni l’Associazione
fu chiamata Arciconfraternita del
Gonfalone della SS Vergine delle Grazie.
La Chiesa della Stella,la più antica
delle nostre Chiese,è al tempo ste sso
sede dell’Arciconfraternita e Santuario
mariano, luogo di preghiera e di
incontro con la Vergine Maria che, con
grande partecipazione di fedeli fu
incoronata, con prezioso diadema, per
decreto del Capitolo Vaticano, l’8
settembre del 1902.
La festa a Civitavecchia veniva, come
anche oggi, celebrata nella Cattedrale,
con l’invito ai migliori oratori
d’Italia a tenere la Novena e si
concludeva con la Processione dalla
Cattedrale alla Stella passando per il
Porto dove il Vescovo diocesano, che
sempre presiedeva la celebrazione della
sera della festa, impartiva la
benedizione del mare.
Con l’aggregazione
dell’Arciconfraternita del Gonfalone a
quella di Roma, nel 1612, anche a
Civitavecchia iniziò il culto di Santa
Lucia che ancora oggi si cura e
raccoglie, il 13 dicembre di ogni anno,
grande partecipazione di fedeli. I
cambiamenti della storia del nostro
Paese e della Chiesa non hanno mutato di
molto le attività tradizionali del
sodalizio. Sono rimasti invariati il
culto alla Vergine delle Grazie ed a
Santa Lucia. Il corteo della liberazione
del condannato è ora ricordato dalla
Processione del Cristo morto che la
notte del Venerdì Santo passa,
mestamente solenne, per le vie di
Civitavecchia.
Il condannato liberato è oggi
rappresentato dai “Penitenti”, uomini e
donne di ogni età, condizione e
provenienza che, coperti da un saio
bianco, sfilano, anonimi ed
irriconoscibili a piedi nudi con pesanti
catene legate alle caviglie.
E’ questa una grande manifestazione di
fede, di storia, di amore e di dolore,
di folclore e di speranza che ogni anno,
grazie all’Arciconfraternita del
Gonfalone ed ai civitavecchiesi, si
rinnova tra la corale partecipazione del
popolo.
L’Arciconfraternita del Gonfalone, da
Piazza Leandra, cuore di Civitavecchia,
rappresenta per tutti un punto fermo
nella memoria storica, religiosa e
culturale
di questa tormentata Città.
Giovanni De Paolis
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