Eccoci
al quarto numero di W Civitavecchia.
Si è concluso il Carnevale e ora ci
avviciniamo alla Pasqua.
Le manifestazioni per il Carnevale,
fortemente volute dal nostro sindaco
Gianni Moscherini per ridare vita ai
rioni, riconquistare la
partecipazione collettiva, anche in
maniera gioiosa e scherzosa come il
Carnevale, sono state ripagate da
ottimi risultati. Ritrovare lo
spirito di una città, l’identità di
una
comunità anche attraverso la
sfilata dei carri domenicale in
parte è riuscita: molte persone
hanno lavorato volontaristicamente
ai carri. Ma questo Carnevale, come
molte cose nella nostra città è nato
sotto il segno della polemica,
e sotto il segno della polemica si è
svolto e concluso, nonostante la
città abbia assistito copiosissima
alla sfilata dei carri. Forse anche
noi abbiamo sbagliato denominandolo
“1° carnevale Città di
Civitavecchia”… perché se da un lato
voleva essere un cambiamento,
dall’altro, questa nomenclatura
negava l’esperienza passata. Forse
doveva semplicemente chiamarsi
“Carnevale di Civitavecchia 2008”,
senza azzerare o rinumerare –
propongo quindi che già il prossimo
anno sia: ”Carnevale di
Civitavecchia 2009” (perché, da
secoli i civitavecchiesi festeggiano
il Carnevale, ed è bello continuare
a far parte di quella tradizione).
Carnevale proviene da “Carne-levare”,
e precede appunto la Quaresima,
durante la quale non si potrà
mangiare carne e ci si dovrà
astenere dai piaceri della medesima.
“Semel in anno licet insanire”: “una
volta l’anno è lecito impazzire”…
il Carnevale va colto come un
momento di allegra follia
liberatoria collettiva.
E tanti cittadini rimpiangono la
affollata festa in maschera che si
teneva ogni anno a Piazza Vittorio
Emanuele, durante il Carnevale della
nostra città.
La perdita non è grave ma è un
segnale. É come se avessimo perso
qualcosa di noi. Una perduta
capacità a ritrovarci insieme come
una comunità festosa e non riuscire
più a scherzare, ridere, essere
felici collettivamente.
Che non si limita al Carnevale ma in
generale. Da tanto tempo, nella
nostra città, vedo e sento e leggo
troppe polemiche, invidie, rancori,
livori. Atti di vandalismo,
violenza, bullismo. Riappropriamoci
dell’allegria e distendiamoci…
Anche se c’è da discutere su
argomenti importanti, lo si può
fare, più elegantemente, con grazia
e decisione. E liberiamoci dell’odio
allo jodio.
E siamo in tanti, a Civitavecchia, a
lavorare al recupero di una città
perduta.
Parlando e collaborando con il
nostro vescovo Monsignor Carlo
Chenis, ho avuto modo di appurare
come, anche lui, abbia a cuore
questo aspetto: ritrovare l’identità
di una città, l’appartenenza, il
convivere sereni e collaborativi per
il miglioramento della collettività.
(vedi intervista all’interno) Ed il
nostro Vescovo, dal suo arrivo in
città, sta portando la parola di
Cristo tra la gente, con messe e
incontri e altre forme di
solidarietà collettive. E sono
felice
di proporre con lui, il sindaco
Gianni Moscherini, la Cassa di
risparmio, la Pro-loco, il regista
Sambati, la Scuola delle Arti e
tanti artisti della nostra città, un
momento di meditazione teatrale
collettiva attraverso una Via
Crucis, su testi di Turoldo, nel
centro storico della città, in
occasione della Pasqua.
Anch’io nel mio piccolo, portando
artisti e spettacoli, con l’adesione
e il convincimento
del Sindaco e dell’Amministrazione
Comunale, credo fermamente negli
spettacoli dal vivo come momento di
aggregazione collettiva. Ed il
teatro comunale Traiano, supportato
dalla febbrile attività del settore
Cultura e Spettacolo, è il cuore
pulsante di questa realtà; un bel
luogo dove “ritrovarsi”.
Ho stabilito una proficua
collaborazione con gli Assessorati
all’istruzione e al Turismo e
Commercio ed anche con il presidente
dell’Autorità Portuale Ciani ho
instaurato un’intesa positiva per
progetti futuri.
Questo giornalino, autogestito, e
finanziato totalmente con
sponsorizzazioni (di cui l’apporto
della Fondazione Cariciv è
fondamentale) fa parte di questo
progetto di “ritrovamento”. Io e i
miei collaboratori, stiamo cercando
di evidenziare e valorizzare quello
che culturalmente e artisticamente
avviene in città, credendo
fermamente che Civitavecchia possa
diventare un punto di riferimento
nazionale per tante cose. Dovremmo
sentirci sempre più una città
piena di persone di valore che si
stimano e si rispettano di più, con
la spontanea attitudine di un tempo
ad essere un popolo allegro. Con il
buon umore e l’armonia viene tutto
meglio. Buona Pasqua.
Pino Quartullo |