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Il 14 dicembre 2008 la Fortezza Giulia, meglio conosciuta come Forte Michel Angelo, compie 500 anni dalla sua fondazione. Edificata per volere di papa Giulio II della Rovere, il papa “guerriero” fondatore del corpo delle Guardie Svizzere e disegnata da Donato Bramante doveva ospitare la milizia pontificia e difendere il porto, chiave di ogni comunicazione con Roma e assicurare tranquillità ai cittadini di Civitavecchia.

Dopo i saccheggi, gli incendi e le stragi subite dalla città verso la fine del 1400 per il definitivo possesso del porto, la fortezza metteva così in sicurezza e difesa lo scalo di Civitavecchia, passati sotto il dominio dello Stato Pontificio nel 1443 e in grande crescita per il nascente commercio dell’allume, prezioso minerale utilizzato soprattutto nelle industrie tessili per fissare i colori e per la concia delle pelli ed esportato in tutta l’Europa con le navi del tempo.

Ultimato nel 1535 sotto il pontificato di un altro Papa, Paolo III da Farnese, sotto la direzione di due allievi del Bramante, Giuliano Leno ed Antonio da Sangallo, il Forte è tra i più vasti che siano stati costruiti in quell’epoca, in forma di un quadrilatero con ai vertici quattro torrioni ed una torre più imponente chiamata Maschio. I muri, rivestiti da travertino con i blocchi “firmati” con le iniziali degli scalpellini che li avevano scolpiti uno ad uno, erano circondati in origine da un fossato che correva intorno all’intero perimetro della struttura e che oggi scomparso, mentre l’ingresso originale si apriva tra il Maschio e la torre dal lato di ponente. Si può notare ancora oggi la carrucola di bronzo che serviva per abbassare ed alzare il ponte, mentre sugli stipiti è ancora leggibile l’ordine: LASCIATE L’ARME. Questa entrata fu chiusa verso la fine del 1800 quando con il riempimento del fossato vennero interrate le tracce delle celle verso mare che erano usate come attracco per le piccole imbarcazioni.

I quattro torrioni hanno i nomi di quattro Santi: Colombano, Ferma, Sebastiano e Giovanni a testimonianza del profondo legame con la cristianità della città. Nel torrione di San Sebastiano è presente un corridoio sotterraneo, come uscita segreta della fortezza verso terra che sbucava probabilmente all’interno delle mura di cinta della città. Nei quattro torrioni erano presenti armi per difendere la città da qualsiasi attacco da mare e da terra. Un congruo numero di canoni, moschetti, e archibugi, poi, garantiva l’inattaccabilità della fortezza di Civitavecchia, collocati nello specifico nella sala del secondo piano del Maschio, nota come “Sala dei Cannoni”. Nei muri di tutto il forte, poi, si possono notare ancora oggi numerose aperture che all’evenienza trovavano posto gli archibugi e i cannoni. All’interno dl Forte vi sono oggi testimonianze importanti legati alla storia della città, quali una piccola cappella in onore di Santa Fermina costruita sopra la grotta dove la santa soggiornò durante la sua permanenza a Centumcellae prima di trovare la morte ad Amelia e che si trova accanto al torrione dedicato alla protettrice dei naviganti e un vasto edificio romano di età imperiale, forse caserma dei classiari distaccati qui per i bisogni della flotta e del porto Traiano che si trova proprio sotto tutta la struttura cinquecentesca. L’edificio, rinvenuto durante una campagna di scavi del 1924, era dotato di un bellissimo pavimento a mosaico bianco e nero di stile geometrico.

L’imponente struttura difensiva del Forte è spesso identificata sulle piante e sui disegni dell’epoca come Rocca Nuova per distinguerla dalla vecchia diametralmente opposta ed eretta intorno al Mille d. C., anche se sul nome della struttura difensiva si dividono da anni gli storici. La tesi sostenuta è che durante le fase finale della costruzione della fortezza restasse da ultimare la parte superiore della torre ottagonale, il Maschio e pare che l’incarico fosse stato affidato a Michelangelo Buonarroti che nel corso degli anni, forse proprio per la magnificenza della torre più imponente, diede il nome a tutta la costruzione.

E proprio sull’intervento del Buonarroti che si alimenta da anni la querelle dell’origine del nome. L’ultima ipotesi, in ordine di tempo, è stata fatta dallo studioso di storia locale Francesco Correnti che nell’ultima edizione di Chome lo papa uole sostiene che la fortezza sia stata dedicata in realtà all’arcangelo Michele, angelo soldato ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana e protettore della milizia pontificia che appena due anni prima della fondazione del forte era stata voluta dal papa guerriero Giulio II. Il nome era, quindi, in realtà Forte Michele Angelo, poi trasformato in Michel’Angelo e infine confuso con Michelangelo, da cui l’omonimia con il Buonarroti. Se così fosse, come pare in realtà essere perchè non ci sono prove certe dell’opera di Michelangelo, sarebbe una scoperta di assoluto pregio storico per Civitavecchia.

Roberta Galletta

 
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