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Sei uno straordinario cantautore, ma ho avuto modo di essere spettatore di due tuoi concerti (al Civitavecchiainfestival, di cui sono direttore artistico e al Teatro Parioli di Roma) e sono rimasto molto colpito per la tua capacità in scena di essere anche attore-personaggio-regista. I tuoi concerti sono veri e propri spettacoli con attori-musicisti-cantanti... ne sei consapevole?

Da qualche anno a questa parte ho trovato la mia dimensione ideale per esprimermi: la canzone e il monologo. Posso considerare Giorgio Gaber, una fonte di ispirazione e un grande maestro di quella forma d’arte che è il Teatro-Canzone. Lavorando in questo senso le due cose sono diventate inscindibili, coesistono supportandosi a vicenda: il mio concerto ha acquistato la sua parte teatrale, mentre i monologhi teatrali, come quelli dello spettacolo Centro di igiene Mentale, si sono arricchiti di musica e canzoni. Attraverso di loro, cerco di sfruttare più che posso il grande privilegio che è questo mestiere, comunicare alla gente il mio mondo interiore, e inoltre ho l’opportunità di interpretare davanti a un pubblico le mie idee, approfondendo il discorso di una canzone, che è comunque limitata, dura solo tre minuti e mezzo. Il mio sogno è quello di portare avanti progetti diversi tra loro (che siano concerti o spettacoli teatrali), e avere la possibilità di mescolare le carte come più mi piace. Per ora ci sto riuscendo: la cosa mi da grande libertà, perché ogni volta tendo a cambiare il copione, a rendere unica ogni performance. Anche per non annoiarmi! Ricordo con grande piacere il concerto che ho tenuto a Civitavecchia, sinceramente uno dei più belli di tutto il tour Dall’altra parte del Cancello; e colgo l’occasione per ringraziare di cuore tutte le persone che sono venute ad ascoltarmi quella sera e che, sinceramente, mi hanno regalato una serata indimenticabile.

Come hai iniziato?

Ho iniziato per noia, per curiosità...e anche per rimorchiare qualche ragazza! All’inizio, la mia passione erano i fumetti. Andavo a disegnare dal grande Benito Jacovitti, che viveva all’inizio dell’Aurelia. Era l’estate del 1997. Niente vacanze. Dovevo restare a Roma per prepararmi agli esami di riparazione. Così sono salito nella mansarda di casa mia e ho posato gli occhi su una vecchia chitarra, che apparteneva a mio zio. Dopo pochi giorni ho imparato gli accordi; dopo poche settimane facevo parte di una band di quartiere che faceva cover dei Nirvana e Pink Floyd; dopo un anno, con una mia canzone inedita, ho vinto il primo concorso per cantautori: è stato in quel preciso istante che ho deciso di raccontare le mie storie “a fumetti”, attraverso quel nuovo e affascinante “mondo” che erano e sono le canzoni.

In questo numero di “W Civitavecchia!” presentiamo tutte le band-gruppi musicali della nostra città. Cosa consiglieresti a chi si avvicina al pubblico e/o al mercato musicale?

Molti si perdono d’animo quando passano gli anni e non succede niente. È capitato spesso anche a me, di abbandonare tutto, sentirmi incompreso, dare la colpa al “Sistema”, ai discografici e ai produttori che pensano a fare i soldi e basta. Ma il problema ero io: commettevo lo sbaglio comune a molti di non mettermi in discussione! In realtà, le mie prime canzoni non erano un granchè, e pensavo che fossero degne, solo perché piacevano a una ventina di amici, che magari non avevano il coraggio di dirmi la verità! E così, tra una delusione e l’altra, decine di concorsi musicali e centinaia di demo fatti in casa (ho tentato per tre volte le via di Sanremo Giovani, l’ultima volta sono stato scartato con Studentessa universitaria) sono passati dieci anni, e penso di essere migliorato in molte cose, nella scrittura dei testi, e soprattutto nella dimensione live. Vedevo che, piano piano, il pubblico dei miei concerti cresceva sempre di più e questo mi spingeva ad andare avanti. Da perfetto sconosciuto, sono arrivato a riempire un locale di 350 persone paganti. Eppure, ironia della sorte, il grande successo è arrivato con Vorrei cantare come Biagio, canzone che denunciava lo “stato di abbandono” degli artisti emergenti, per mancanza di spazi e visibilità, e criticava con ironia la cecità dei discografici. In realtà, quel testo non era un inno a Biagio Antonacci, bensì un invito a preservare la propria personalità, non scendere a compromessi: cosa che, purtroppo pochi hanno capito. Neanche i veri destinatari della canzone: le migliaia di ragazzi che lottano ogni giorno per fare musica. Credo che la cosa fondamentale per chi ha intenzione di intraprendere questa strada, sia il lavoro che si fa su se stessi, sulla propria peculiarità. Questo non vuol dire cercare a tutti i costi di essere originali, ma trovare un proprio modo di comunicare con gli altri, scoprire in sé qualcosa che gli altri artisti non hanno: la propria irripetibile e straordinaria unicità.

Cosa ne pensi di My Space?

My Space è un grande veicolo per chi vuole diffondere le proprie creazioni, che siano musica o altro, e poterle condividerle con quelli come te. Mi sono reso conto di come sia facile farsi un’idea di quello che c’è in giro, del talento degli altri, e quindi fare i conti con il proprio. Ho attivato la mia pagina da poco (www.myspace.com/cristicchi) e ho scoperto subito le enormi potenzialità di questa “invenzione” , che accorcia le distanze. Ogni tanto mi diverto a inserire qualche brano inedito, qualche vecchio provino, o versioni ri-arrangiate dei miei brani. Per le altre cose ho il mio sito www.simonecristicchi.it, ma soprattutto il frequentatissimo e aggiornatissimo blog www.cristicchiblog.net. vero punto di incontro per tutte le persone che si appassionano ai miei lavori.

A cosa stai lavorando ora?

Al momento sono entrato in una lunga pausa, un letargo che durerà fino a settembre 2008. Vengo da tre anni molto intensi e faticosi, ma che mi hanno dato delle enormi soddisfazioni. Nella mia testa nascono continuamente idee nuove, spunti per progetti e canzoni: le tengo da parte per il 2009. Invece, Il 21 dicembre farò uno spettacolo a Roma dal titolo Racconto di Natale, un testo inedito che leggerò per la prima volta, accompagnato da zampogna, organetto e percussioni, strumenti e sonorità della tradizione popolare italiana, che come le nostre origini, non andrebbero dimenticati.

 
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direttore
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direttore responsabile
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coordinatore generale
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editore
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Civitavecchia
tel. e fax 0766.26711
e.mail: info@civitafilmcommission.it
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Si ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia per il contributo a WCivitavecchia!