Roma,
8 ottobre Sessant’anni fa nasceva
all’arte “Franca Valeri”. Alma
Franca Maria Norsa nell’ottobre del
1947 prendeva infatti il nome d’arte
che l’avrebbe portata al successo.
“Non
voglio essere celebrata - sottolinea
l’attrice - non vivo di ricordi,
guardo sempre a quello che di nuovo
c’e’ da fare”. Ma di certo uno
spettacolo nel cuore, un film, un
carattere le sarà restato? ‘’È
impossibile
rispondere a questa domanda perché -
dice - ogni spettacolo ha la sua
storia,
viene da pensare sempre all’ultima
cosa
che si è fatta ma poi... c’è il
ricordo del
debutto... Non si può dire’’.
F ellini,
Totò, De Sica, Alberto Sordi. Negli
anni della sua gioventù Franca
Valeri ha lavorato al fianco dei
mostri sacri del nostro cinema.
Un privilegio “importante - ammette
- innanzi tutto perché lì per lì mi
dava la misura del successo, di dove
ero arrivata anch’io. Poi per il
rapporto personale con loro. C’erano
i compagni come Alberto Sordi con
cui si facevano le cose insieme, si
condivideva la vita, e i maestri
come De Sica. Io - ricorda - avevo
un’adorazione per De Sica, è stato
il mio idolo, mi ha insegnato tante
cose”. Perché così si impara l’arte
dello spettacolo “ci vuole pratica e
talento. Se un giovane ti stima e ti
sta vicino impara come ho imparato
io dai grandi”. Anche oggi “ci sono
molte attrici giovani di valore che
hanno il loro modo di fare comicità,
diverso dal mio. Siamo tutte
diverse. Io mi sono distinta perché
sono stata la prima ad essere
autrice di me stessa, prima di me -
sottolinea la Valeri - ci sono state
tante valide attrici comiche ma io
scrivevo i miei testi, io ero un
comico”.
Ed
è proprio per questo che lei
vorrebbe essere ricordata “come
autrice e attrice di teatro. È la
cosa più importante che ho fatto. È
difficile individuarmi senza questi
due elementi”.
Ma se di Franca Valeri molto si
conosce e si è scritto come attrice
ironica “di costume”,
poco si è detto delle sue qualita’
di commediografa.
“È la più grande autrice italiana di
commedie del secolo”, afferma
Patrizia Zappa Mulas, amica e
collega di Franca Valeri che per lei
ha curato la prefazione delle
Tragedie da ridere, il volume edito
da Le Tartarughe che contiene una
raccolta di opere della Valeri.
“Franca - aggiunge - finisce
paradossalmente per essere
un’incompresa di successo. La sua
bravura di attrice infatti oscura il
suo valore di autrice, di
intellettuale che ha modernizzato la
lingua, inventato delle maschere,
dei prototipi comici”. |