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LA TRADIZIONALE diretta da Massimo e Stefano Borghetti
PASTORELLA DON VITO MANDOLINI diretta da Fabrizio Castellani
CORO BIMBI CITTÀ DI CIVITAVECCHIA diretto da Laura Gurrado
PASTORELLA “PINO CANNIZZARO” diretta da Marco Manovelli
ASS. CULTURALE “LA PASTORELLA” di Marco Manovelli e Angelo Scala
PASTORELLA DI AURELIA  
 
STORIA DELLA PASTORELLA DI CIVITAVECCHIA
E CONTINUAZIONE DELLA SUA TRADIZIONE

Agli ultimi rintocchi della sera del 23 e dopo la mezzanotte del 24 dicembre, vigilia del Natale, le strade cittadine, come vuole la tradizione, sono percorse da gruppi musicali per perpetuare il magico rito delle “Pastorelle”.

Le note di Tu scendi dalla stelle, Astro del ciel, Bianco Natale, ecc. penetrano nelle case attraverso le finestre aperte allietando gli animi e suscitando commozione. Già nel 1981, sul quotidiano Il Tempo del 24 dicembre, fu pubblicato un mio articolo che raccontava fatti storici datati 1800 riguardo la presenza di zampognari nella nostra città, provenienti
dai monti dell’Abruzzo e della Ciociaria che, vestiti con pittoreschi costumi suonavano
la zampogna e la “bifera” o piffero. Secondo accurate ricerche, questo tipo di nenie ha radici risalenti al XII o XIII sec. Musicalmente parlando, la “Pastorella” è una composizione strumentale in tempo di sei, nove e dodici ottavi; come dire che c’è un andamento moderato con note lunghe tenute nel basso ad imitazione delle cornamuse.

Negli anni trenta, riproponendo il suono pastorale nella notte tra il 23 e il 24 dicembre, alcuni amici civitavecchiesi amanti delle tradizioni e della musica, tra cui Eolo Bonamano e Raffaele Bartolozzi, si riunivano con i propri strumenti e, percorrendo il piccolo centro della città, intonavano la melodia della Pastorella.

Durante la forzata pausa del periodo della seconda guerra mondiale, dal 1939 al 1944, la Pastorella fu solo un ricordo per tutti i civitavecchiesi. Nel dicembre del 1945, per l’amore della tradizione e il desiderio quasi di esorcizzare le paure, i dolori, le sofferenze e i lutti della guerra, pochi amici di quel gruppo sopra citato, con una chitarra, un mandolino, un cembalo e un violino, la notte tra il 23 ed il 24 portarono, con quelle dolci note, un po' di calore e di commozione a quanti avevano fatto ritorno dallo sfollamento in una città ancora piena di ruderi e macerie che testimoniavano le sofferenze da poco trascorse.

All’approssimarsi del Natale del 1946, Mario Bartolozzi, Luigi e Cencio Bonamano, figli di quei pastorellanti dell’anteguerra, vollero continuare la tradizione, per cui si diedero appuntamento in casa di Mario, in Piazza Regina Margherita. Per una fortunata combinazione, fu chiesto anche a me di far parte di questo gruppo che si stava costituendo: accettai senza esitazione. In quel tempo la città era avvolta dal silenzio della notte, le strade erano semibuie, alcune appena rischiarate dalla tenue luce delle lampadine accese sotto un piatto di lamiera smaltata appeso su due fili elettrici fermati tra un fabbricato e
l’altro.

Dopo le prove generali, alle ore 23 dell’antivigilia, scendevamo nella Piazza Regina Margherita, ci disponevamo in ordine di strumenti e poi, sempre a piedi, procedevamo suonando la pastorella. Gli strumenti erano i seguenti: pifferi, violini, chitarre, triangolo e cembalo. Fummo il solo gruppo, nonché il primo, a portare nuovamente l’aria del Natale
nelle case che man mano, sentendo già da lontano il dolce suono dei pifferi e dei violini, accendevano le luci delle finestre, quasi ad indicarci la strada come ai Re Magi.

Tutta la notte camminavamo attraverso quella parte di città rimasta dopo la distruzione dei vari bombardamenti, ed il mattino verso le ore 6.00, prima di concludere la nottata andando a suonare alla Messa delle 6,30 della chiesa del Ghetto, facevamo tappa sotto la finestra di chi aveva allietato, prima della guerra, i vecchi civitavecchiesi: Eolo Bonamano, che ci aspettava con il suo contrabbasso appoggiato sulla finestra al piano terra della palazzina della Cassa di Risparmio, in via Cencelle (ora corso Centocelle) e, con una lampada da scrivania appoggiata sulla soglia della finestra illuminava il nostro gruppo; in tale compatto e silenzioso raccoglimento, da lui guidati nel giusto tempo musicale, davamo
vita alle melodiose note della Pastorella.

Potrei dire che fu la nascita della Tradizionale, anche se tale nome fu poi adottato per definire il gruppo durante le manifestazioni che negli anni ‘60 il Dr. Maurizio Busnengo, Presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, organizzò presso il Teatro Traiano la mattina del 26 dicembre, S.Stefano, con tutti i gruppi venutisi poi a formare.
Ritornando al 1946, come ho già detto, fummo i soli, mentre l’anno successivo incontrammo, durante il nostro percorso, la banda Puccini con tutti i suoi ottoni, piatti e grancassa.

Altra notizia importante: per poter girare nella notte, era necessario presentare molto per tempo, alla Pubblica Sicurezza, una richiesta di permesso, trascrivendo i nomi di tutti i partecipanti. Negli anni 1954-60, poiché per motivi di salute, alcuni dei componenti principali furono costretti a riguardarsi dai rigori notturni, il gruppo subì un momento di crisi, ma la mia volontà di non far interrompere tale tradizione, che aveva radici profonde legate ai nostri fondatori (pur se nel frattempo qualche altro gruppo si era formato), mi spinse a cercare tra i miei amici studenti universitari qualcuno che avesse conservato un po' di amore per la tradizione locale.

Negli anni ‘60 il nostro gruppo riprese vigore con il ritorno di Giulio Cesare Gasparini che portò con sé i musicisti del complesso musicale di cui egli stesso faceva parte. Per alcuni anni parteciparono anche tre componenti della banda municipale Puccini che voglio ricordare con cara amicizia: Pino Cannizzaro, Carlino Vergati e .... La Rosa, con il loro inseparabile clarino.

Molti episodi potrei raccontare, quali aneddoti della mia esperienza di vecchio pastorellaro; ma sarebbe forse poco interessante per coloro che non hanno potuto viverli con noi, per cui li lascio nei miei ricordi. Cosa molto importante, necessaria da sapere, pur se già detta in altre occasioni, è che la vera notte della Pastorella è ormai solo un bel ricordo per chi l’ha assaporata e vissuta come me e penso pochi altri, nel silenzio della notte, accompagnati soltanto dal vento e dalle gocce di pioggia che di tanto in tanto, qualche anno, ci bagnavano gli strumenti nelle nostre camminate a piedi. Con il passare degli anni, il progredire (o forse il regredire) della civiltà, l’illuminazione stradale, il crescere delle auto, delle moto durante la notte, nonché la presenza dei telefoni cellulari, insomma il consumismo, hanno fatalmente inquinato quello che era il vero, puro e santo significato della tradizione della Notte Santa.


Prof. Massimo Borghetti
 

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